Facebook chiede scusa per l'algoritmo di Year in Review

GiovannaLabati - 29 dicembre 2014 - 13:54

Facebook chiede scusa per l'algoritmo di Year in Review

Impazza sulle bacheche da una decina di giorni, ma non sempre è apprezzato: il riassunto dell'anno che Facebook propone agli utenti può incappare in errori spiacevoli.

Lo sa bene quell'uomo che si è visto comparire in bacheca il suo "Year in Review" con al centro la fotografia della figlia deceduta nel corso del 2014. Dopo un primo momento di sconcerto e alcune giuste polemiche, Facebook ha porto le sue scuse all'uomo, spiegando come non ci fosse l'intenzione di ferire i sentimenti di nessuno. Lo strumento che raggruppa i momenti felici del nostro anno trascorso sui social è, infatti, elaborato tramite un algoritmo che seleziona le immagini che hanno ricevuto il più alto numero di like, commenti o condivisioni.

Evidentemente, lo sconcerto provocato dalla morte di una bambina, ha portato amici, parenti e conoscenti a condividere la sua immagine per un numero di volte tale da farla rientrare nell'algoritmo di Facebook. "Questa crudeltà algoritmica involontaria - ha dichiarato il padre della ragazza - è il risultato di un codice che funziona nella stragrande maggioranza dei casi, ricordando alla gente dei momenti meravigliosi, mostrando i loro selfie ad una festa o durante le loro vacanze. Ma quelli di noi che hanno vissuto la morte di persone care, o speso tempo in ospedale, o sono stati colpiti da un divorzio o dalla perdita di un lavoro o da una qualsiasi delle centinaia di crisi, non possono desiderare un altro sguardo a questo anno passato".

Da parte sua Facebook ha fato sapere tramite il suo portavoce e product manager della funzione "Year in Review", Jonathan Gheller, che l'iniziativa "è stata fantastica per un sacco di gente, ma è chiaro che in questo caso ha portato a lui il dolore piuttosto che la gioia".

A quanti di voi è piaciuta questa nuova applicazione? Quanto l'algoritmo di Facebook ha saputo cogliere i vostri momenti felici?

Foto: © Facebook.